Dopo l'introduzione della puntata precedente, adesso impariamo un pò di definizioni del sistema DNS.
Come abbiamo detto nell'articolo precedente, il nome a dominio è suddiviso in livelli. Ogni livello rappresenta un gradino della scala gerarchica mondiale.
Abbiamo i domini di primo livello geografico come .it .fr .us e i domini di primo livello funzionali .com .gov .edu etc. Sotto un dominio di primo livello possiamo avere dei domini di secondo livello, come google.com e jcon.it e cosi via.
Ogni dominio fà riferimento almeno ad una zona. Una zona è un gruppo di record di un dominio e di tutti i suoi subordinati. Una zona può contenere delle deleghe per dei domini sottoposti a quello a cui si riferisce. In questo caso devono essere create altre zone per quei domini sottoposti.
Ogni zona può risiedere su di un solo server DNS o su più server DNS. Nel caso di più server, uno di questi viene definito primario e a quest'ultimo fanno riferimento gli altri server, detti secondari, per sincronizzare i loro database.
Un server DNS viene detto autoritario per un dominio quando nel suo database sono presenti le zone, parliamo quindi di DNS primario o secondario per quella zona, per il quale fornisce le risposte.
Un server DNS può essere anche definito server cache, quando nel suo database non sono presenti zone, ma si limita ad inoltrare solo le richieste dei client verso altri server autoritativi. In questo caso memorizza i risultati delle varie query che effettua per velocizzare le richieste.
Ogni zona viene definita attraverso un record SOA, che indica il server DNS primario, i secondari, il numero di versione della zona (in questo modo i secondari riescono a capire quando devono aggiornare i loro database), il tempo di validità dei dati (cosi i server cache possono capire quando cancellare i dati in loro possesso perchè obsoleti), più altri dati necessari alla sincronizzazione tra primari e secondari.
Quando in una zona definiamo una delega per una zona sottoposta, nel nostro database dobbiamo definire, attraverso i record NS e A, sia il hostname del/dei server DNS a cui deleghiamo il nostro ramo di dominio, sia gli indirizzi IP, nel caso in cui l'hostname appartenga al nostro dominio.
Nella prossima puntata inizieremo a lavorare un pò con il server ISC BIND e a mettere in pratica quanto definito fino ad ora.
mercoledì 23 febbraio 2011
lunedì 21 febbraio 2011
Scaricare o non scaricare... questo è il dilemma.
Di recente molti operatori stanno iniziando ad applicare il traffic shape alle loro connessioni.
Il traffic shape è una tecnologia che permette di limitare la banda passante assegnata ad una connessione o ad un'applicazione specifica.
Il motivo per cui hanno deciso di applicare questa tecnologia è che le dorsali sono ormai sature, e per permettere a tutti di fruire di una connessione ad Internet con una velocità discreta, devono limitare porre dei limiti a chi la banda la usa indiscriminatamente, e l'indice cade in questi casi sempre sul peer2peer.
Infatti spesso i programmi per lo scambio di file peer to peer sono configurati male, nella speranza che un contenuto venga scaricato velocemente, come un film o una canzone.
Il traffico generato in questo modo, inficia poi sulla normale navigazione altrui creando notevoli disagi. Pensiamo ad una telefonata VoIP che inizia a sentirsi a tratti, oppure ad un filmato che si vede a scatti. A questo punto ben vengano delle politiche di questo tipo.
Personalmente mi sono imbattuto, in un mio precedente lavoro, in una problematica simile e la mia scelta è stata addirittura di tagliare il traffico peer 2 peer.
Nasce però un problema, vista la moltitudine di protocolli peer2peer che esiste oggi, come faccio a discernerli senza bloccare un'applicazione lecita come skype. Inoltre con l'avvento dell'agenda digitale italiana, si paventa l'ipotesi della tassa di scopo, che dovrebbe rappresentare l'equo compenso per le ADSL. A quel punto come posso pagare una tassa per qualche cosa che non faccio?
E come pagare l'ICI per una casa che non ho. Vero è che la battaglia sui contenuti audiovisivi ormai si è spostata dal peer2peer ai grossi servizi di condivisione file come mediashare ed affini.
Alla fine dei giochi il dilemma rimane: Scaricare o non Scaricare?
JCON
Il traffic shape è una tecnologia che permette di limitare la banda passante assegnata ad una connessione o ad un'applicazione specifica.
Il motivo per cui hanno deciso di applicare questa tecnologia è che le dorsali sono ormai sature, e per permettere a tutti di fruire di una connessione ad Internet con una velocità discreta, devono limitare porre dei limiti a chi la banda la usa indiscriminatamente, e l'indice cade in questi casi sempre sul peer2peer.
Infatti spesso i programmi per lo scambio di file peer to peer sono configurati male, nella speranza che un contenuto venga scaricato velocemente, come un film o una canzone.
Il traffico generato in questo modo, inficia poi sulla normale navigazione altrui creando notevoli disagi. Pensiamo ad una telefonata VoIP che inizia a sentirsi a tratti, oppure ad un filmato che si vede a scatti. A questo punto ben vengano delle politiche di questo tipo.
Personalmente mi sono imbattuto, in un mio precedente lavoro, in una problematica simile e la mia scelta è stata addirittura di tagliare il traffico peer 2 peer.
Nasce però un problema, vista la moltitudine di protocolli peer2peer che esiste oggi, come faccio a discernerli senza bloccare un'applicazione lecita come skype. Inoltre con l'avvento dell'agenda digitale italiana, si paventa l'ipotesi della tassa di scopo, che dovrebbe rappresentare l'equo compenso per le ADSL. A quel punto come posso pagare una tassa per qualche cosa che non faccio?
E come pagare l'ICI per una casa che non ho. Vero è che la battaglia sui contenuti audiovisivi ormai si è spostata dal peer2peer ai grossi servizi di condivisione file come mediashare ed affini.
Alla fine dei giochi il dilemma rimane: Scaricare o non Scaricare?
JCON
domenica 20 febbraio 2011
Drean & Passion
E' stato pubblicata la nuova versione Dream & Passion.
Più facile da consultare e più aggiornata che mai.
Più facile da consultare e più aggiornata che mai.
sabato 19 febbraio 2011
DNS: Introduzione
Il Domain Name System o DNS è un servizio che utiliziamo tutti i giorni per le nostre attività Internet, ma spesso non sappiamo nemmeno della sua esistenza.
Tecnicamente lo possiamo definire un database gerarchico distribuito, ma più semplicemente serve per trasformare un indirizzo Internet o URL, così come lo conosciamo, in un indirizzo numerico o IP, con la quale il nostro computer riesce ad inviare e-mail a navigare su siti, etc.
Se chiediamo ad un DNS di risolvere la URL www.google.com, ci restituirà l'indirizzo IP 66.102.13.99. Questa è chiamata risoluzione diretta, mentre la risoluzione inversa è il processo opposto, cioè chiedere ad un DNS di risolvere l'indirizzo IP 66.102.13.99 per vederci rispondere www.google.com.
Il processo di risoluzione inversa è utilizzato da molti server di posta per verificare che l'indirizzo IP e la sua URL siano legati o meno, in questo modo il server di posta riesce ad evitare un pò di spam.
Il DNS nasce nel 1983 per sostituire il sistema usato fino all'epoca per tradurre le URL o hostname in indirizzi IP e viceversa. Tale sistema faceva uso di un file testuale in cui venivano inseriti gli hostname e gli indirizzi IP ad essi associati. Questo file divenne difficile da gestire quando le reti, che poi diventeranno Internet, incominciarono ad ingrandirsi. A quel punto, Paul Mockapetris, Jon Postel e Craig Partrige idearono il sistema di nomi a dominio, col documento RFC 882.
Il DNS, come già detto, è una base dati gerarchica distribuita. Base dati perchè ormai non contiene solo le associazioni hostname-indirizzi IP, ma nel tempo sono stati aggiunti diversi tipi di record, cioè tipi di informazione.
Ogni hostname è composto da più nomi collegati dal simbolo del punto. Ogni singolo nome a dominio rappresenta un livello e partendo da destra, che è il più importante, abbiamo i domini di primo livello, .it .com .net, domini di secondo livello, .google.com .jcon.it, etc.
Ogni dominio viene gestito da un server DNS specifico, e ogni server DNS ha un sottoposto ed un superiore, creando cosi una gerarchia. Tale gerarchia viene rispettata nella risoluzione di un indirizzo, infatti quando un server DNS deve risolvere un hostname e non riesce a farlo autonomomamente, deve fare richiesta a dei server particolare, chiamati root name servers, che sono in cima alla gerarchia. I root name server indicano il loro sottoposto che può risolvere l'hostname. A sua volta il sottoposto, se non in grado di risolvere il nome indicherà un proprio sottoposto, e cosi via fino a risolvere l'hostname.
Insomma il DNS, inteso in ogni sua accezione, rappresenta lo scheletro di Internet. Ne è la struttura portante, ma non lo si vede mai.
Tecnicamente lo possiamo definire un database gerarchico distribuito, ma più semplicemente serve per trasformare un indirizzo Internet o URL, così come lo conosciamo, in un indirizzo numerico o IP, con la quale il nostro computer riesce ad inviare e-mail a navigare su siti, etc.
Se chiediamo ad un DNS di risolvere la URL www.google.com, ci restituirà l'indirizzo IP 66.102.13.99. Questa è chiamata risoluzione diretta, mentre la risoluzione inversa è il processo opposto, cioè chiedere ad un DNS di risolvere l'indirizzo IP 66.102.13.99 per vederci rispondere www.google.com.
Il processo di risoluzione inversa è utilizzato da molti server di posta per verificare che l'indirizzo IP e la sua URL siano legati o meno, in questo modo il server di posta riesce ad evitare un pò di spam.
Il DNS nasce nel 1983 per sostituire il sistema usato fino all'epoca per tradurre le URL o hostname in indirizzi IP e viceversa. Tale sistema faceva uso di un file testuale in cui venivano inseriti gli hostname e gli indirizzi IP ad essi associati. Questo file divenne difficile da gestire quando le reti, che poi diventeranno Internet, incominciarono ad ingrandirsi. A quel punto, Paul Mockapetris, Jon Postel e Craig Partrige idearono il sistema di nomi a dominio, col documento RFC 882.
Il DNS, come già detto, è una base dati gerarchica distribuita. Base dati perchè ormai non contiene solo le associazioni hostname-indirizzi IP, ma nel tempo sono stati aggiunti diversi tipi di record, cioè tipi di informazione.
Ogni hostname è composto da più nomi collegati dal simbolo del punto. Ogni singolo nome a dominio rappresenta un livello e partendo da destra, che è il più importante, abbiamo i domini di primo livello, .it .com .net, domini di secondo livello, .google.com .jcon.it, etc.
Ogni dominio viene gestito da un server DNS specifico, e ogni server DNS ha un sottoposto ed un superiore, creando cosi una gerarchia. Tale gerarchia viene rispettata nella risoluzione di un indirizzo, infatti quando un server DNS deve risolvere un hostname e non riesce a farlo autonomomamente, deve fare richiesta a dei server particolare, chiamati root name servers, che sono in cima alla gerarchia. I root name server indicano il loro sottoposto che può risolvere l'hostname. A sua volta il sottoposto, se non in grado di risolvere il nome indicherà un proprio sottoposto, e cosi via fino a risolvere l'hostname.
Insomma il DNS, inteso in ogni sua accezione, rappresenta lo scheletro di Internet. Ne è la struttura portante, ma non lo si vede mai.
IPV6 ma ci è ... o ci fa?
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Da questa estate, prima in sordina e poi sempre più forte, su internet corre la notizia che lo spazio di indirizzamento del protocollo IP versione 4 sta per esaurirsi.
A dire il vero è da anni che periodicamente saltano fuori stima sul tempo rimasto prima che Internet collassi per mancanza di indirizzi IP liberi. Molti operatori del settore, istituti di ricerca, etc. hanno cercato di far decollare l'unica soluzione a tale problema, ovvero l'adozione del protocollo IP versione 6 o più comunemente l'IPv6, ma con scarsi risultati.
Ma all'utente di Internet, quell'omino che ogni giorno invia una e-mail senza sapere, ne come, ne perchè, la sua e-mail arriva a destinazione, cosa comporterà l'esaurimento degli indirizzi IPv4?
Personalmente penso che per prima cosa, gli operatori di telecommunicazione, inizieranno a recuperare indirizzi IP sulle proprie reti facendo uso intensivo di NAT e VPN. Molti utenti, specialmente casalinghi, potrebbero trovarsi all'improvviso senza la possibilità di usare dei servizi per via del NAT, imposto dall'operatore che fornisce il collegamento Internet. Un pò come succede oggi con Fastweb. Un esempio di tali servizi potrebbe essere il peer-to-peer, con somma gioià delle lobby musicali e cinematrografiche. Ma come può un'utente iniziare ad usare il protocollo IPv6? Cosa ci può fare già oggi?
Molti siti importanti hanno messo già i loro sistemi anche su rete IPv6, come ad esempio Google, attraverso la URL http://ipv6.google.com. Molti DNS e server di posta sono già utilizzabili con l'IPv6.
L'utente ha tre possibilità per poter accedere ad Internet IPv6.
La prima e forse la più semplice consiste nell'usare un tunnel broker. Una sorta di provider IPv6 alla quale ci si collega in VPN e sulla quale viaggia poi tutto il traffico IPv6 da/verso la rete/postazione utente.
La seconda, che è l'ideale, è avere il vostro fornitore di connettività che Vi collega direttamente attraverso il protocollo IPv6, come accade in USA e Giappone.
La terza, che è una via di mezzo tra quelle di cui sopra, è l'uso dei tunnel 6to4, che rispetto aiVPN dei tunnel broker sono molto più performanti in quanto la tratta VPN è più corta ed è interna alla rete del proprio provider.
Le stime parlano di altri 12 mesi prima che Internet si veda costretta ad una migrazione imperativa verso IPv6.L'uso di IPv6 non limita l'accesso alla rete IPv4, non è vero il contrario, Il mio consiglio è quello di adottarlo il prima possibile informandosi prima presso il proprio provider se è disponibile tale protocollo od in alternativa con le altre soluzioni.
Da questa estate, prima in sordina e poi sempre più forte, su internet corre la notizia che lo spazio di indirizzamento del protocollo IP versione 4 sta per esaurirsi.
A dire il vero è da anni che periodicamente saltano fuori stima sul tempo rimasto prima che Internet collassi per mancanza di indirizzi IP liberi. Molti operatori del settore, istituti di ricerca, etc. hanno cercato di far decollare l'unica soluzione a tale problema, ovvero l'adozione del protocollo IP versione 6 o più comunemente l'IPv6, ma con scarsi risultati.
Ma all'utente di Internet, quell'omino che ogni giorno invia una e-mail senza sapere, ne come, ne perchè, la sua e-mail arriva a destinazione, cosa comporterà l'esaurimento degli indirizzi IPv4?
Personalmente penso che per prima cosa, gli operatori di telecommunicazione, inizieranno a recuperare indirizzi IP sulle proprie reti facendo uso intensivo di NAT e VPN. Molti utenti, specialmente casalinghi, potrebbero trovarsi all'improvviso senza la possibilità di usare dei servizi per via del NAT, imposto dall'operatore che fornisce il collegamento Internet. Un pò come succede oggi con Fastweb. Un esempio di tali servizi potrebbe essere il peer-to-peer, con somma gioià delle lobby musicali e cinematrografiche. Ma come può un'utente iniziare ad usare il protocollo IPv6? Cosa ci può fare già oggi?
Molti siti importanti hanno messo già i loro sistemi anche su rete IPv6, come ad esempio Google, attraverso la URL http://ipv6.google.com. Molti DNS e server di posta sono già utilizzabili con l'IPv6.
L'utente ha tre possibilità per poter accedere ad Internet IPv6.
La prima e forse la più semplice consiste nell'usare un tunnel broker. Una sorta di provider IPv6 alla quale ci si collega in VPN e sulla quale viaggia poi tutto il traffico IPv6 da/verso la rete/postazione utente.
La seconda, che è l'ideale, è avere il vostro fornitore di connettività che Vi collega direttamente attraverso il protocollo IPv6, come accade in USA e Giappone.
La terza, che è una via di mezzo tra quelle di cui sopra, è l'uso dei tunnel 6to4, che rispetto aiVPN dei tunnel broker sono molto più performanti in quanto la tratta VPN è più corta ed è interna alla rete del proprio provider.
Le stime parlano di altri 12 mesi prima che Internet si veda costretta ad una migrazione imperativa verso IPv6.L'uso di IPv6 non limita l'accesso alla rete IPv4, non è vero il contrario, Il mio consiglio è quello di adottarlo il prima possibile informandosi prima presso il proprio provider se è disponibile tale protocollo od in alternativa con le altre soluzioni.
O mio dio, la mia piccola ha la febbre
Quest'anno non è proprio incominciato nel migliore dei modi, perchè proprio la prima settimana del 2011,sia per me che per mia moglie è stata piena di ansia e di paura a causa della nostra pargola.
Già da qualche giorno era un po irrequieta, ma la cosa l'attribuivamo ai denti che sembrano sempre che stiano per spuntarne di nuovi. I sintomi almeno,erano quelli, sveglia di notte con urla, voglia continua di bere, bava, etc.
Quella sera però la bimba scottava di brutto, misuriamo la febbre e il termometro segna 39, subito andiamo in paranoia perchè era la prima febbre che aveva la bimba. Subito recupero un'altro termometro per verificare di nuovo la febbre, ma il responso resta impietosamente lo stesso, 39 di febbre.
A quel punto, visto che i nostri genitori ci hanno cresicuto cosi, la prima cosa è stata somministrare la tachipirina per cercare di far scendere la febbre.
Dopo un'ora la febbre non accennava a scendere, a quel punto chiamo la guardia medica, perchè alle 4 del mattino dubito che il pediatra mi avrebbe risposto.
Spiegato la situazione al medico per telefono, che poverino anche lui mi sembrava molto assonnato, mi dice di somministrargli di li a qualche ora, mezza pasticca di bentelan. Non per mancanza di fiducia, ma subito mi metto a cercare su internet casi simili a quello di mia figlia e tutti più o meno concordi con la prescrizione del medico. Aspetto che siano passate almeno 4 ore da quando gli ho dato la tachipirina e gli do il bentelan. Finalmente la febbre scende.
La bimba per quasi tutto il pomeriggio è tranquilla e vispa, la sera risale la febbre. Avendo più calma ho letto su internet che solitamente la febbre fino a 39-40 non è pericolosa a meno che il bimbo non sia molto piccolo (diciamo al di sotto dei 4 mesi) per cui nella seconda notte, cerco di essere più parsimonioso nella somministrazione di medicinali, fortunatamente la febbre è scesa anche con la sola tachipirina.
La diagnosi dopo due visite mediche a domicilio era che la bimba era affetta dall'influenza stagionale, che portava improvvise vampate di febbre. Fortunatamente dopo qualche giorno di febbre, il calvario è finito.
Un consiglio che vi dò è di tenere sempre tachipirina supposte e bentelan sempre in casa. Il bentelan è anche ottimo per le allergie. Ma somministrate solo quando ce ne veramente bisogno, la febbre non deve essere combattuta ad tutti i costi anche perchè è un sistema di difesa naturale.
Già da qualche giorno era un po irrequieta, ma la cosa l'attribuivamo ai denti che sembrano sempre che stiano per spuntarne di nuovi. I sintomi almeno,erano quelli, sveglia di notte con urla, voglia continua di bere, bava, etc.
Quella sera però la bimba scottava di brutto, misuriamo la febbre e il termometro segna 39, subito andiamo in paranoia perchè era la prima febbre che aveva la bimba. Subito recupero un'altro termometro per verificare di nuovo la febbre, ma il responso resta impietosamente lo stesso, 39 di febbre.
A quel punto, visto che i nostri genitori ci hanno cresicuto cosi, la prima cosa è stata somministrare la tachipirina per cercare di far scendere la febbre.
Dopo un'ora la febbre non accennava a scendere, a quel punto chiamo la guardia medica, perchè alle 4 del mattino dubito che il pediatra mi avrebbe risposto.
Spiegato la situazione al medico per telefono, che poverino anche lui mi sembrava molto assonnato, mi dice di somministrargli di li a qualche ora, mezza pasticca di bentelan. Non per mancanza di fiducia, ma subito mi metto a cercare su internet casi simili a quello di mia figlia e tutti più o meno concordi con la prescrizione del medico. Aspetto che siano passate almeno 4 ore da quando gli ho dato la tachipirina e gli do il bentelan. Finalmente la febbre scende.
La bimba per quasi tutto il pomeriggio è tranquilla e vispa, la sera risale la febbre. Avendo più calma ho letto su internet che solitamente la febbre fino a 39-40 non è pericolosa a meno che il bimbo non sia molto piccolo (diciamo al di sotto dei 4 mesi) per cui nella seconda notte, cerco di essere più parsimonioso nella somministrazione di medicinali, fortunatamente la febbre è scesa anche con la sola tachipirina.
La diagnosi dopo due visite mediche a domicilio era che la bimba era affetta dall'influenza stagionale, che portava improvvise vampate di febbre. Fortunatamente dopo qualche giorno di febbre, il calvario è finito.
Un consiglio che vi dò è di tenere sempre tachipirina supposte e bentelan sempre in casa. Il bentelan è anche ottimo per le allergie. Ma somministrate solo quando ce ne veramente bisogno, la febbre non deve essere combattuta ad tutti i costi anche perchè è un sistema di difesa naturale.
Organizzazione aziendale... L'organigramma
Nelle piccole aziende è molto semplice dividersi i compiti. Quando ci sono 3 o 4 persone, ci si mette d'accordo ed ogni persona fà quello che gli è stato assegnato.
Quando arriva una nuova persona all'interno dell'azienda, viene formata in maniera abbastanza veloce su quello che sono i compiti che gli competono e che posto occupa all'interno dell'azienda. Il tutto semplificato dal fatto che solitamente in questo tipo di organizzazione c'è una sola persona che ha il comando ed il controllo sull'intera struttura.
Quando l'azienda inizia a diventare un pò più grande, per poter essere gestita ha la necessità di strutturarsi, solitamente creando la figura del dirigente/titolare dell'azienda, alcuni responsabili di settore e poi gli operativi. Solitamente questa struttura a tre livelli è riscontrabile in molte aziende medio-piccole.
Quando arriviamo ad aziende con più di 50 dipendenti, solitamente si iniza ad organizzare la dirigenza con più livelli.
Per facilitare la comprensione della struttura aziendale a tutta la dipendenza si è soliti riportare sotto forma di diagramma ad albero la struttura di cui sopra. Questo diagramma prende il nome di diagramma dell'organico o più semplicemente organigramma.
L'organigramma facilità la pianificazione delle relazioni lavorative aziendali definendo i ruoli e le gerarchie necessarie al raggiungimento dell'obbiettivo aziendale, la realizzazione di documentazione interna come la modulistica, i mansionari, etc.
Una buona azienda, anche in nome della trasparenza, ha sempre in vista l'organigramma aziendale, alcune addirittura lo pubblicano sul sito web, a dimostrazione dell'importanza di questo semplice schema.
Quando arriva una nuova persona all'interno dell'azienda, viene formata in maniera abbastanza veloce su quello che sono i compiti che gli competono e che posto occupa all'interno dell'azienda. Il tutto semplificato dal fatto che solitamente in questo tipo di organizzazione c'è una sola persona che ha il comando ed il controllo sull'intera struttura.
Quando l'azienda inizia a diventare un pò più grande, per poter essere gestita ha la necessità di strutturarsi, solitamente creando la figura del dirigente/titolare dell'azienda, alcuni responsabili di settore e poi gli operativi. Solitamente questa struttura a tre livelli è riscontrabile in molte aziende medio-piccole.
Quando arriviamo ad aziende con più di 50 dipendenti, solitamente si iniza ad organizzare la dirigenza con più livelli.
Per facilitare la comprensione della struttura aziendale a tutta la dipendenza si è soliti riportare sotto forma di diagramma ad albero la struttura di cui sopra. Questo diagramma prende il nome di diagramma dell'organico o più semplicemente organigramma.
L'organigramma facilità la pianificazione delle relazioni lavorative aziendali definendo i ruoli e le gerarchie necessarie al raggiungimento dell'obbiettivo aziendale, la realizzazione di documentazione interna come la modulistica, i mansionari, etc.
Una buona azienda, anche in nome della trasparenza, ha sempre in vista l'organigramma aziendale, alcune addirittura lo pubblicano sul sito web, a dimostrazione dell'importanza di questo semplice schema.
Installing Windows SBS 2008: The nightmare begin
Some week ago, my friend ask to me to reorganize his ICT infrastructure. It was composed by 2 server with windows 2008. One of them has Small Business Server. There was also another server with linux that perform PBX and firewall duties.
This system was build up by me in the last six months, after an upgrade from windows SBS 2003.
Since first installation of windows 2008 I've noted that the OS is very fast compared to its ancestors, but when you install the server softwares, like exchange server, the server start to became very slow.
Now, first of all I've done backup up all exchange data, then I've started the installation procedure of windows 2008. In the meantime I has remembered the first time that I've installed SBS 2008. I've to wait about 20 hours for complete the installation process, so I think that my nightmare was started again.
One of the reasons that have constrained me to reinstall the whole system is that in the first installation, for higher security, I've made up a second server for remote desktop activities and I had installed on it also Active Diretory service. From that moment exchange was become dipendent of the second AD Global Catalog. If I turned off the second GC, exchange has stop to work.
After the installation of the whole sbs 2008, I have started the windows update process. For it I've waited only for about 6 hours.
The server where i have installed the SBS 2008 is a quad core intel cpu, with 8 Giga of ram and a 6 Tera raid 5 disk system configured with two logical disk.
After the automatic update process, I have downloaded the last updated for exchange 2007. While I'm writing, it was the SP3 with rollup 1. I finally after more than 30 hours I have restore the exchange data and I have recreated the system's users. The sever has gone on line after 36 hours from installtion was started.
Now for more than 30 hours I've saw that computer working without do anything but in 36 hours I can install 2 Ubuntu servers fro scratch with all e-mail system perfectly configured.
I've also reed no Internet that other peoples have done my same nightmare.
Now I am sure of one thing, when anyone ask to me to install a server system, I will use only linux.
This system was build up by me in the last six months, after an upgrade from windows SBS 2003.
Since first installation of windows 2008 I've noted that the OS is very fast compared to its ancestors, but when you install the server softwares, like exchange server, the server start to became very slow.
Now, first of all I've done backup up all exchange data, then I've started the installation procedure of windows 2008. In the meantime I has remembered the first time that I've installed SBS 2008. I've to wait about 20 hours for complete the installation process, so I think that my nightmare was started again.
One of the reasons that have constrained me to reinstall the whole system is that in the first installation, for higher security, I've made up a second server for remote desktop activities and I had installed on it also Active Diretory service. From that moment exchange was become dipendent of the second AD Global Catalog. If I turned off the second GC, exchange has stop to work.
After the installation of the whole sbs 2008, I have started the windows update process. For it I've waited only for about 6 hours.
The server where i have installed the SBS 2008 is a quad core intel cpu, with 8 Giga of ram and a 6 Tera raid 5 disk system configured with two logical disk.
After the automatic update process, I have downloaded the last updated for exchange 2007. While I'm writing, it was the SP3 with rollup 1. I finally after more than 30 hours I have restore the exchange data and I have recreated the system's users. The sever has gone on line after 36 hours from installtion was started.
Now for more than 30 hours I've saw that computer working without do anything but in 36 hours I can install 2 Ubuntu servers fro scratch with all e-mail system perfectly configured.
I've also reed no Internet that other peoples have done my same nightmare.
Now I am sure of one thing, when anyone ask to me to install a server system, I will use only linux.
Exchange 2007: Facciamo il backup degli archivi di posta
Di recente, ho avuto modo di lavorare su di un server Exchange 2007, per la sua reinstallazione.
Il primo grosso problema, è stato quello di effettuare il backup degli archivi di posta personale e quelli delle cartelle pubblicche, posta prima della formattazione del server SBS 2008 che ospitava exchange.
Per prima cosa ho cercato un pò su Internet e molti siti, compresa microsoft, suggerivano di utilizzare dei tools specifici. Non potendo provare i tools di cui sopra per via della tempistica a disposizione, ho seguito il buon senso ed un po di esperienza con exchange 2007. I siti che ho consultato, evidenziavano il rischio di corruzione del file EDB se il backup fosse stato fatto online, per cui prima di copiare gli archivi, ho arrestato i servizi di "Archivio informazioni di Microsoft Exchange" facendo un bel
net stop MSExchangeIS
A questo punto era necessario localizzare gli archivi da copiare. Niente di più facile. Ho aperto Exchange Management Console (EMC), ho aperto la tab Configurazione Server -> Cassetta postale e nel riquadro inferiore compare l'elenco di tutti gli archivi da copiare.
Siccome nelle cartelle dove sono ubicati gli archivi veri e propri non ci sono solo i file di archivio, ma una sfilza di file accessori come i log, file temporanei etc, ho copiato l'intera cartella.
Completata l'operazione, ho riformattato il server, reinstallando SBS 2008. Volevo consigliare a chi volessere cimentarsi nell'impresa, di armarsi di santa pazienza, e di tenersi liberi almeno un paio di giornate perchè tanto mi ci è voluto per reinstallare il software di base + gli aggiornamenti. Per questi ultimi vi consiglio, dato che gli aggiornamenti di SQL Server e di Exchange non vengono distribuiti tramite Windows Update, di scaricarli su di un'altro computer mentre si aspetta, giusto per ingannare il tempo.
Finalmente, una volta installato il sistema, aggiornato con windows update ed installati gli aggiornamenti manuali, è ora di ripristinare gli archivi.
Se come me avete preferito fare l'installazione completamente da capo, magari perchè l'Active Directory (AD) si è inzozzato, dovrete caricavi tutti gli utenti prima di procedere.
A questo punto aprite EMC e smontate gli archivi degli storage group, se è il caso create quelli che mancano a quelli già presenti di default, mettete a posto le cartelle precedentemente backuppate, aprite le proprietà dei file di archivio e flaggate la voce "Database scrivibile da un ripristino". Se non fate questa operazione il sistema non riuscirà a montare gli archivi che avete ripristinato, strano ma vero. Ora montate gli archivi e se non avete toccato l'AD vedrete comparire su EMC tutte le cassette di posta.
Se invece siete come me e avete ricaricato a mano gli utenti allora è arrivato il momento di usare la Exchange Management Shell (EMS), altrimenti nell'elenco delle caselle di posta non verranno visualizzate le caselle ripristinate, anche se presenti nel file.
Lanciate la EMS e date il comando get-mailboxstatistics, la shell vi restituirà i nomi delle caselle di posta presenti nell'archivio con a fianco una serie di informazioni statistiche. A questo punto col comando connect-mailbox dovrete connettere, una per volta, le caselle ai rispettivi utenti.
La sintassi del comando è:
Connect-Mailbox -Identity "<nome casella di posta>" -Database "<gruppo di storage>\<archivio>" -User "<Nome utente>"
Completata anche questa operazione, il vostro exchange sarà perfettamente funzionante.
Exchange è un sistema di posta molto vorace in termini di risorse, ostico, ma se viene usato da molte aziende sarà perchè almeno qualche pregio ce l'ha, e spero di esservi stato di aiuto.
Il primo grosso problema, è stato quello di effettuare il backup degli archivi di posta personale e quelli delle cartelle pubblicche, posta prima della formattazione del server SBS 2008 che ospitava exchange.
Per prima cosa ho cercato un pò su Internet e molti siti, compresa microsoft, suggerivano di utilizzare dei tools specifici. Non potendo provare i tools di cui sopra per via della tempistica a disposizione, ho seguito il buon senso ed un po di esperienza con exchange 2007. I siti che ho consultato, evidenziavano il rischio di corruzione del file EDB se il backup fosse stato fatto online, per cui prima di copiare gli archivi, ho arrestato i servizi di "Archivio informazioni di Microsoft Exchange" facendo un bel
net stop MSExchangeIS
A questo punto era necessario localizzare gli archivi da copiare. Niente di più facile. Ho aperto Exchange Management Console (EMC), ho aperto la tab Configurazione Server -> Cassetta postale e nel riquadro inferiore compare l'elenco di tutti gli archivi da copiare.
Siccome nelle cartelle dove sono ubicati gli archivi veri e propri non ci sono solo i file di archivio, ma una sfilza di file accessori come i log, file temporanei etc, ho copiato l'intera cartella.
Completata l'operazione, ho riformattato il server, reinstallando SBS 2008. Volevo consigliare a chi volessere cimentarsi nell'impresa, di armarsi di santa pazienza, e di tenersi liberi almeno un paio di giornate perchè tanto mi ci è voluto per reinstallare il software di base + gli aggiornamenti. Per questi ultimi vi consiglio, dato che gli aggiornamenti di SQL Server e di Exchange non vengono distribuiti tramite Windows Update, di scaricarli su di un'altro computer mentre si aspetta, giusto per ingannare il tempo.
Finalmente, una volta installato il sistema, aggiornato con windows update ed installati gli aggiornamenti manuali, è ora di ripristinare gli archivi.
Se come me avete preferito fare l'installazione completamente da capo, magari perchè l'Active Directory (AD) si è inzozzato, dovrete caricavi tutti gli utenti prima di procedere.
A questo punto aprite EMC e smontate gli archivi degli storage group, se è il caso create quelli che mancano a quelli già presenti di default, mettete a posto le cartelle precedentemente backuppate, aprite le proprietà dei file di archivio e flaggate la voce "Database scrivibile da un ripristino". Se non fate questa operazione il sistema non riuscirà a montare gli archivi che avete ripristinato, strano ma vero. Ora montate gli archivi e se non avete toccato l'AD vedrete comparire su EMC tutte le cassette di posta.
Se invece siete come me e avete ricaricato a mano gli utenti allora è arrivato il momento di usare la Exchange Management Shell (EMS), altrimenti nell'elenco delle caselle di posta non verranno visualizzate le caselle ripristinate, anche se presenti nel file.
Lanciate la EMS e date il comando get-mailboxstatistics, la shell vi restituirà i nomi delle caselle di posta presenti nell'archivio con a fianco una serie di informazioni statistiche. A questo punto col comando connect-mailbox dovrete connettere, una per volta, le caselle ai rispettivi utenti.
La sintassi del comando è:
Connect-Mailbox -Identity "<nome casella di posta>" -Database "<gruppo di storage>\<archivio>" -User "<Nome utente>"
Completata anche questa operazione, il vostro exchange sarà perfettamente funzionante.
Exchange è un sistema di posta molto vorace in termini di risorse, ostico, ma se viene usato da molte aziende sarà perchè almeno qualche pregio ce l'ha, e spero di esservi stato di aiuto.
Organizzazione aziendale... Il budget
Ogni anno, nelle aziende che implementano la contabilità analitica, inizia la guerra, che finirà solo quando sarà stato prodotto, dai responsabili dei centri di costo, "il budget".
Questo documento interno, "il budget", non rappresenta solo la lista della spesa per l'anno di riferimento, ma è un vero è proprio progetto di lavoro, per l'intero periodo di lavoro a cui si riferisce.
In esso ogni responsabile di centro di costo deve riportare le seguenti cose:
A questo punto inizia la battaglia tra i "si deve fare" dei responsabili dei centri di costo che vogliono fare sempre tutto, ed i "si può fare" degli organi direttivi che devono vagliare le validità dei budget sugli obbiettivi, e le risorse economiche assegnabili ad ogni singolo centro di costo.
In un'azienda ideale questo processo dura il tempo di uno scambio di battute, nella realtà il tempo necessario a trasformare una bozza di budget in un budget definitivo dura anche diversi mesi.
Una volta definito il budget finale del centro di costo e quello complessivo aziendale ed approvato dagli organi direttivi, si inizia il walzer degli avanzamenti di budget. Sessioni infinite dove si verificano le spese effettuato da ogni centro di costo e gli obbiettivi raggiunti, e dove sovente, specialmente in periodi di crisi, possono essere tagliate risorse ad un centro di costo o addidittura cancellati interi gruppi di obbiettivi.
Detto cosi può sembrare una cosa inutile e stancante, ma realizzare un piano di budget per un responsabile di centro di costo è sempre un'attività molto stimolante e che ne esalta le doti manageriali. Se gli organi di controllo sono disponibili al dialogo serio, la crescita professionale è notevole da ambo le parti. Inoltre per un'azienda seria gestire correttamente i costi con una contabilità analitica permette di ridurre notevolmente gli sprechi e soprattutto gli oneri finanziari quando si lavora con credito bancario.
Questo documento interno, "il budget", non rappresenta solo la lista della spesa per l'anno di riferimento, ma è un vero è proprio progetto di lavoro, per l'intero periodo di lavoro a cui si riferisce.
In esso ogni responsabile di centro di costo deve riportare le seguenti cose:
- gli obbiettivi che intende raggiungere;
- come intende raggiungere questi obbiettivi;
- quando, nel progetto, prevederà di raggiungerli;
- quali risorse, sia persone che attrezzature, gli occorrono per raggiumgerli;
- piano economico e finanziario, per le risorse economiche necessarie a raggiungere gli obbiettivi.
A questo punto inizia la battaglia tra i "si deve fare" dei responsabili dei centri di costo che vogliono fare sempre tutto, ed i "si può fare" degli organi direttivi che devono vagliare le validità dei budget sugli obbiettivi, e le risorse economiche assegnabili ad ogni singolo centro di costo.
In un'azienda ideale questo processo dura il tempo di uno scambio di battute, nella realtà il tempo necessario a trasformare una bozza di budget in un budget definitivo dura anche diversi mesi.
Una volta definito il budget finale del centro di costo e quello complessivo aziendale ed approvato dagli organi direttivi, si inizia il walzer degli avanzamenti di budget. Sessioni infinite dove si verificano le spese effettuato da ogni centro di costo e gli obbiettivi raggiunti, e dove sovente, specialmente in periodi di crisi, possono essere tagliate risorse ad un centro di costo o addidittura cancellati interi gruppi di obbiettivi.
Detto cosi può sembrare una cosa inutile e stancante, ma realizzare un piano di budget per un responsabile di centro di costo è sempre un'attività molto stimolante e che ne esalta le doti manageriali. Se gli organi di controllo sono disponibili al dialogo serio, la crescita professionale è notevole da ambo le parti. Inoltre per un'azienda seria gestire correttamente i costi con una contabilità analitica permette di ridurre notevolmente gli sprechi e soprattutto gli oneri finanziari quando si lavora con credito bancario.
Hardening di base: Mettiamo linux in sicurezza
Qualsiasi sistemista sà quanto è difficile manutenere i server che erogano servizi Internet. Ogni giorno andare a verificare i log, lanciare software di verifica per scovare eventuali falle nei sistemi, documentarsi sugli ultimi aggiornamenti ed eventualmente applicarli. Il tutto in maniera trasparente all'utente la cui unica preoccupazione è che l'email che ha inviato deve arrivare a destinazione, ed ignora tutto il lavoro necessario per farlo.
Ora in commercio ci sono tanti software anche blasonati che permettono di agevolare moltissimo il lavoro di un sistemista, Windows o Linux che sia. Ma anche che è alle prime armi e magari installa un server per imparare, respettando alcune regole basilari può dormire sonni abbastanza tranquilli.
Il primo passo da fare è quello di scegliere una buona distribuzione per server. Sostanzialmente tutte le distribuzioni linux sono più o meno equivalenti, l'unica differenza è che le distribuzioni pensate per i server non installano niente che non gli venga detto di installare. Il principio che adottano e di non installare il superfluo, aumenterebbe solo le probabilità di bucare il proprio server.
Io personalmente uso Slackware da diversi anni con discreta soddisfazione, ma anche Ubuntu Server è molto essenziale.
Una volta scelta la distribuzione linux, il passo successivo è di installarla. Ubuntu server installa veramente solo l'essenziale, il resto bisogna installarlo a suon di apt-ge. Con Slackware bisogna disattivare qualche pacchetto in fase di installazione. Completata anche questa fase iniziamo col creare un utente non privilegiato, con cui accederemo al sistema. Se c'è necessità di accedere come root si usa il comando su. Mi raccomando, usate password diverse per l'utente amministratore e per quello non privilegiato, ed utilizzate password abbastanza complesse.
Ora è il momento di verificare la configurazione del demone inet, perchè spesso le distribuzioni attivano dei demoni che al giorno d'oggi non vengono più usati, come quelli per il servizio finger, echo, etc. Disattivate quello che non vi serve.Ora passiamo ai wrappers.
I wrappers (tcpd e udpd) permetto di limitare l'accesso ai servizi locali a determinati indirizzi ip. Per configurarli dobbiamo operare sui file hosts.allow e hosts.deny. Operate prima su hosts.allow aggiungendo la riga relativa al servizio ssh (che usate per accedere al vostro server) seguito dauno o più indirizzi IP che abitualmente usate per collegarvi alla console del vostro server. Passo successivo è di aggiungere un bel ALL:ALL nel file hosts.deny. In questo modo bloccherete tutti i servizi che non avete espressamente abilitato nel file hosts.allow.
Ora siamo a metà dell'opera. Il passo successivo è quello di configurare il firewall intregrato nel kernel di linux. La logica è quella di avere protezioni ridondate su livelli software differenti. Il primo livello di accesso al server è il traffico di rete quindi bloccate tutto il traffico da e per il server con le seguenti righe:
iptables -P INPUT DROP
iptables -P FORWARD DROP
iptables -P OUTPUT DROP
Dopo di che inserite tutte le regole necessarie al funzionamento dei servizi che volete erogare col Vostro server.
Vi consiglio di fare la messa a punto delle regole di firewall dalla console locale del vostro server, perchè se vi accedete in remoto, dopo questi comandi vi si bloccherà la console e non ci sarà più modo di recuperare il controllo del server se non dalla console locale, per cui attenzione.
A questo punto avete protetto anche il secondo livello di accesso al server con i wrappers.
Ora gli step successivi riguardano i singoli demoni ed ogni demone ha la sua sintassi di configurazione. Le regole da seguire per configurare qualsiasi demone è di usare sempre utenti non privilegiati per l'esecuzione dei demoni e nel caso in cui questi offrano la funzione chroot per limitare l'accesso al file sistem usatela.
Spero di esservi stato di aiuto nel configurare un server più sicuro, un saluto e alla prossima.
Ora in commercio ci sono tanti software anche blasonati che permettono di agevolare moltissimo il lavoro di un sistemista, Windows o Linux che sia. Ma anche che è alle prime armi e magari installa un server per imparare, respettando alcune regole basilari può dormire sonni abbastanza tranquilli.
Il primo passo da fare è quello di scegliere una buona distribuzione per server. Sostanzialmente tutte le distribuzioni linux sono più o meno equivalenti, l'unica differenza è che le distribuzioni pensate per i server non installano niente che non gli venga detto di installare. Il principio che adottano e di non installare il superfluo, aumenterebbe solo le probabilità di bucare il proprio server.
Io personalmente uso Slackware da diversi anni con discreta soddisfazione, ma anche Ubuntu Server è molto essenziale.
Una volta scelta la distribuzione linux, il passo successivo è di installarla. Ubuntu server installa veramente solo l'essenziale, il resto bisogna installarlo a suon di apt-ge. Con Slackware bisogna disattivare qualche pacchetto in fase di installazione. Completata anche questa fase iniziamo col creare un utente non privilegiato, con cui accederemo al sistema. Se c'è necessità di accedere come root si usa il comando su. Mi raccomando, usate password diverse per l'utente amministratore e per quello non privilegiato, ed utilizzate password abbastanza complesse.
Ora è il momento di verificare la configurazione del demone inet, perchè spesso le distribuzioni attivano dei demoni che al giorno d'oggi non vengono più usati, come quelli per il servizio finger, echo, etc. Disattivate quello che non vi serve.Ora passiamo ai wrappers.
I wrappers (tcpd e udpd) permetto di limitare l'accesso ai servizi locali a determinati indirizzi ip. Per configurarli dobbiamo operare sui file hosts.allow e hosts.deny. Operate prima su hosts.allow aggiungendo la riga relativa al servizio ssh (che usate per accedere al vostro server) seguito dauno o più indirizzi IP che abitualmente usate per collegarvi alla console del vostro server. Passo successivo è di aggiungere un bel ALL:ALL nel file hosts.deny. In questo modo bloccherete tutti i servizi che non avete espressamente abilitato nel file hosts.allow.
Ora siamo a metà dell'opera. Il passo successivo è quello di configurare il firewall intregrato nel kernel di linux. La logica è quella di avere protezioni ridondate su livelli software differenti. Il primo livello di accesso al server è il traffico di rete quindi bloccate tutto il traffico da e per il server con le seguenti righe:
iptables -P INPUT DROP
iptables -P FORWARD DROP
iptables -P OUTPUT DROP
Dopo di che inserite tutte le regole necessarie al funzionamento dei servizi che volete erogare col Vostro server.
Vi consiglio di fare la messa a punto delle regole di firewall dalla console locale del vostro server, perchè se vi accedete in remoto, dopo questi comandi vi si bloccherà la console e non ci sarà più modo di recuperare il controllo del server se non dalla console locale, per cui attenzione.
A questo punto avete protetto anche il secondo livello di accesso al server con i wrappers.
Ora gli step successivi riguardano i singoli demoni ed ogni demone ha la sua sintassi di configurazione. Le regole da seguire per configurare qualsiasi demone è di usare sempre utenti non privilegiati per l'esecuzione dei demoni e nel caso in cui questi offrano la funzione chroot per limitare l'accesso al file sistem usatela.
Spero di esservi stato di aiuto nel configurare un server più sicuro, un saluto e alla prossima.
Organizzazione aziendale... cos'è?
Nella mia breve carriera, forse a causa della forma mentis degli informatici, ho sempre teso ad organizzare il mio lavoro in maniera molto rigida. Ho sempre avuto la necessità di sapere a che punto ero con il lavoro.
Nel mio recente passato ho iniziato a gestire anche altre persone, di cui avevo anche la responsabilità di coordinarle, e qui sono nate un po di difficoltà, perchè non tutti hanno il mio modo di vedere le cose, ma fortunatamente, nel bene o nel male me la sono cavata.
Fortunatamente ho avuto la possibilità di lavorare in un'azienda, che nella sua fase di crescita si è affidata ad una società di consulenza aziendale. Qui ho appreso che le necessità di organizzazione che sentivo, non solo erano normali, ma che erano anche oggetto di scienza.
Andando avanti con la mia crescita professionale ho sentito sempre di più l'esigenza di approfondire l'argomento ed nel mio piccolo lo fatto. Col senno di poi riesci a vedere tutto molto più chiaro.Avendo avuto a che fare con diverse aziende del napoletano, posso ammettere che la maggior parte di esse non ha un'organizzazione aziendale ben definitta, ma questo non gli ha impedito di essere aziende di successo.
A questo punto mi sono domandato qual'è il giusto compromesso tra organizzazione, burocrazia e caos? Nel tentativo di darmi questa risposta ho approfondito ulteriormente l'argomento.
Dopo tanto leggere, ho sintetizzato il tutto in due approcci fondamentali per rispondere al quesito. Questi due approcci li ho presi in prestito dalla programmazione informatica, e sono top-down e bottom-up.
La prima consiste nel calare l'organizzazione dell'azienda dall'alto, molto spesso idealizzata dell'azienda. La seconda invece consiste nel partire dagli operativi che rappresentano la base della piramide aziendale e poi salire con l'organizzazione, avendo però una prospettiva molto limitata dell'azienda.
A questo punto sono arrivato alla conclusione che alla mia domanda non v'è una risposta universale, specialmente in questo periodo di crisi. Perchèuna forte burocratizzazione dell'azienda, la ingesserebbe nelle decisioni, ma un'azienda senza organizzazione non potrebbe esser gestita in quanto ogniuno farebbe azienda a se.
Ma un'idea del come raggiungere un equilibrio me la son fatta. Partire dalla base, studiare le esigenze della base per poi calare dall'alto un'organizzazione. A questo punto il problema è farla rispettare e soprattutto avere rispetto per i ruoli, perchè non c'è azienda se non c'è rispetto per il proprio collega, superiore o sottoposto che sia.
Vi farò sapere tra qualche decennio se c'ho azzeccato nella mia piccola visione.
Nel mio recente passato ho iniziato a gestire anche altre persone, di cui avevo anche la responsabilità di coordinarle, e qui sono nate un po di difficoltà, perchè non tutti hanno il mio modo di vedere le cose, ma fortunatamente, nel bene o nel male me la sono cavata.
Fortunatamente ho avuto la possibilità di lavorare in un'azienda, che nella sua fase di crescita si è affidata ad una società di consulenza aziendale. Qui ho appreso che le necessità di organizzazione che sentivo, non solo erano normali, ma che erano anche oggetto di scienza.
Andando avanti con la mia crescita professionale ho sentito sempre di più l'esigenza di approfondire l'argomento ed nel mio piccolo lo fatto. Col senno di poi riesci a vedere tutto molto più chiaro.Avendo avuto a che fare con diverse aziende del napoletano, posso ammettere che la maggior parte di esse non ha un'organizzazione aziendale ben definitta, ma questo non gli ha impedito di essere aziende di successo.
A questo punto mi sono domandato qual'è il giusto compromesso tra organizzazione, burocrazia e caos? Nel tentativo di darmi questa risposta ho approfondito ulteriormente l'argomento.
Dopo tanto leggere, ho sintetizzato il tutto in due approcci fondamentali per rispondere al quesito. Questi due approcci li ho presi in prestito dalla programmazione informatica, e sono top-down e bottom-up.
La prima consiste nel calare l'organizzazione dell'azienda dall'alto, molto spesso idealizzata dell'azienda. La seconda invece consiste nel partire dagli operativi che rappresentano la base della piramide aziendale e poi salire con l'organizzazione, avendo però una prospettiva molto limitata dell'azienda.
A questo punto sono arrivato alla conclusione che alla mia domanda non v'è una risposta universale, specialmente in questo periodo di crisi. Perchèuna forte burocratizzazione dell'azienda, la ingesserebbe nelle decisioni, ma un'azienda senza organizzazione non potrebbe esser gestita in quanto ogniuno farebbe azienda a se.
Ma un'idea del come raggiungere un equilibrio me la son fatta. Partire dalla base, studiare le esigenze della base per poi calare dall'alto un'organizzazione. A questo punto il problema è farla rispettare e soprattutto avere rispetto per i ruoli, perchè non c'è azienda se non c'è rispetto per il proprio collega, superiore o sottoposto che sia.
Vi farò sapere tra qualche decennio se c'ho azzeccato nella mia piccola visione.
Bimbo in arrivo: E adesso sesso!!!!!
Cari paparini dopo che avrete incassato il colpo, la seconda cosa che penserete è: "Ma rimarrò nove mesi senza ciullare?".
Diciamo che la domanda è lecita, ma la risposta non è semplice, quindi andiamo per gradi.
I medici dicono che i primi tre mesi sono i più critici, ed in effetti nei primi tre mesi si forma la placenta e il pargolo inizia a formarsi. Diciamo anche che nei primi 40 giorni manco sapevato che vostra moglie era incinta quindi il problema è dalla 6 alla 12 settimana. Iniziate a ragionare in settimane di gravidanza perchè i medici parlano cosi. Se la placenta si è attaccata correttamente non ci sono rischi nell'avere rapporti anche perchè il bambino è ben protetto. Il problema invece sarà vostra moglie, che in preda a tempeste ormonali potrebbe prendervi col mattarello oppure strapparvi i vestiti di dosso. Nel primo caso non prendetela a male, nel secondo caso, non fate l'abitudine.
Dalla 12 alla 28 settimana invece le cose si normalizzeranno ed i problemi saranno solo di tipo meccanico per via della pancia.
Dalla 28 alla 36 settimana sarà invece un impresa per due motivi: il primo sarà le pippe mentali che vi farete, la seconda saranno le pippe mentali che si farà lei. Ma se il bimbo sta bene andate tranquilli, anzi leggendo su internet viene consigliata l'attività sessuale perchè lo sperma ammorbidisce l'utero facilitandone la dilatazione al momento del parto.
Dalla 36 settimana in poi, dopo il periodo di vacche grasse inizia quello delle vacche magre. Oltre ai problemi meccanici, la pancia ormai è bella grossa, cè vostra moglie che è stanca perchè non riesce a dormire perchè è stanca. E poi ogni momento potrebbe essere quello giusto per correre in ospedale.
Dopo il parto i medici consigliano almeno 40 giorni di astinenza. Dategli retta, non forzate la mano perchè sarebbe peggio. L'utero si deve stabilizzare, cosi come gli ormoni di vostra moglie e anche la sua psiche. Cercate di coccolarle e stargli vicino perchè è il momento più brutto di tutta la gravidanza per loro. Oltre al fisico che va a farsi benedire, gli ormoni giocano brutti scherzi sul cervello portandole a vere crisi depressive.
Il tutto tornerà alla normalità a tre-quattro mesi dal parto, ammesso che ne abbiate la forza con le nottate che vi farà fare la bimba, ma il suo sorriso vi ricompenserà di tutti i sacrifici fatti.
Diciamo che la domanda è lecita, ma la risposta non è semplice, quindi andiamo per gradi.
I medici dicono che i primi tre mesi sono i più critici, ed in effetti nei primi tre mesi si forma la placenta e il pargolo inizia a formarsi. Diciamo anche che nei primi 40 giorni manco sapevato che vostra moglie era incinta quindi il problema è dalla 6 alla 12 settimana. Iniziate a ragionare in settimane di gravidanza perchè i medici parlano cosi. Se la placenta si è attaccata correttamente non ci sono rischi nell'avere rapporti anche perchè il bambino è ben protetto. Il problema invece sarà vostra moglie, che in preda a tempeste ormonali potrebbe prendervi col mattarello oppure strapparvi i vestiti di dosso. Nel primo caso non prendetela a male, nel secondo caso, non fate l'abitudine.
Dalla 12 alla 28 settimana invece le cose si normalizzeranno ed i problemi saranno solo di tipo meccanico per via della pancia.
Dalla 28 alla 36 settimana sarà invece un impresa per due motivi: il primo sarà le pippe mentali che vi farete, la seconda saranno le pippe mentali che si farà lei. Ma se il bimbo sta bene andate tranquilli, anzi leggendo su internet viene consigliata l'attività sessuale perchè lo sperma ammorbidisce l'utero facilitandone la dilatazione al momento del parto.
Dalla 36 settimana in poi, dopo il periodo di vacche grasse inizia quello delle vacche magre. Oltre ai problemi meccanici, la pancia ormai è bella grossa, cè vostra moglie che è stanca perchè non riesce a dormire perchè è stanca. E poi ogni momento potrebbe essere quello giusto per correre in ospedale.
Dopo il parto i medici consigliano almeno 40 giorni di astinenza. Dategli retta, non forzate la mano perchè sarebbe peggio. L'utero si deve stabilizzare, cosi come gli ormoni di vostra moglie e anche la sua psiche. Cercate di coccolarle e stargli vicino perchè è il momento più brutto di tutta la gravidanza per loro. Oltre al fisico che va a farsi benedire, gli ormoni giocano brutti scherzi sul cervello portandole a vere crisi depressive.
Il tutto tornerà alla normalità a tre-quattro mesi dal parto, ammesso che ne abbiate la forza con le nottate che vi farà fare la bimba, ma il suo sorriso vi ricompenserà di tutti i sacrifici fatti.
Bimbo in arrivo: La prima ecografia
Eravamo a bowling a giocare, Ester poteva esistere da più o meno 3 settimane.
La partita non la finimmo perchè Carmen inizio ad accusare qualche dolore alla pancia. Uscimmo dal bowling per andare in ospedale.
Arrivammo al pronto soccorso e subito ci mandarono al reparto di ostetricia.
Il cuore andava a mille, per la prima volta avrei visto mio figlio/a. Già volevo vedere le mani, i piedi, la testolina e sapere se era maschio o femmina.
Il dottore ci chiese l'anamnesi e poi via in sala ecografia.
All'inizio rimasi un po deluso perchè si vedeva solo il piccolo cuoricino battere e basta.
Quando, sulla strada del ritorno ne parlai con mia moglie, realizzai che Ester praticamente era solo un minuscolo puntino. Arrivati a casa girai internet in lungo ed in largo per cercare di saperne il più possibile.
E' stata la prima volta che mi sono sentito padre.
La partita non la finimmo perchè Carmen inizio ad accusare qualche dolore alla pancia. Uscimmo dal bowling per andare in ospedale.
Arrivammo al pronto soccorso e subito ci mandarono al reparto di ostetricia.
Il cuore andava a mille, per la prima volta avrei visto mio figlio/a. Già volevo vedere le mani, i piedi, la testolina e sapere se era maschio o femmina.
Il dottore ci chiese l'anamnesi e poi via in sala ecografia.
All'inizio rimasi un po deluso perchè si vedeva solo il piccolo cuoricino battere e basta.
Quando, sulla strada del ritorno ne parlai con mia moglie, realizzai che Ester praticamente era solo un minuscolo puntino. Arrivati a casa girai internet in lungo ed in largo per cercare di saperne il più possibile.
E' stata la prima volta che mi sono sentito padre.
Il futuro: i motori di ricerca
Che oggi le informazioni siano qualche cosa di molto prezioso, penso che ormai sia un dato di fatto, e Wikileaks in tal senso ne è una dimostrazione molto eloquente.
Ma quando la mole di dati, non ha un adeguato strumento di indicizzazione, il suo valore inizia decisamente a scendere. Questo perchè non lo si riesce a consultare velocemente, e più è vasta la quantità di dati tanto più si accentua il problema.
La soluzione a tale problema ce l'abbiamo sotto gli occhi da diverso tempo, se consideriamo Internet la nostra mole di dati ed i motori di ricerca il nostro strumento di indicizzazione. Ed ogni giorno vengono implemetate sempre nuove tecniche di indicizzazione, anche per cercare di combattere lo spam che inizia ad infestare questi strumenti, ma nonostante queste le nuove tecnologie, spesso per ricerche specifiche non si riesce a trovare il risultato voluto.
Una strada alternativa al semplice motore di ricerca è rappresentato dalle wiki, che per me rappresentano la naturale evoluzione delle vecchie directory di URL. In una Wiki viene riportata l'informazione, sintetica o complessa che sia, e una serie di link interni e/o esterni alla wiki, per approfondire l'informazione.
Rispetto al motore di ricerca, cosi come accadeva per le directory, il risultato della ricerca è più mirato ma con il grosso rischio di perdere elementi importanti alla nostra ricerca perchè non ancora indicizzati nella wiki stessa.
Infine ci sono i social network, che nati come strumento di comunicazione, oggi secondo me rappresentano l'integrazione tra i motori di ricerca tradizionali e le wiki. Le informazioni vengono indicizzate dagli utenti, permettendo una valutazione approfondita del contenuto ed inoltre vengono relazionate ad altre informazioni come in una wiki. Il social network rispetto ai motori di ricerca ed alle wiki, ha una prerogativa a cui molte aziende, sopratutto di marketing, ambiscono, la profilazione. Il social network per sua natura crea al suo interno dei gruppi di persone, ogni gruppo ha delle sua prerogative. C'è il gruppo a cui piace una squadra di calcio, che ha interessi per l'archeologia, etc. etc. In questo contesto le informazioni riportate da un gruppo, al di là dello spam, sono profilate. Quindi partecipando ad un gruppo di mio interesse, in automatico accedo alle informazioni indicizzate dallo stesso secondo i propri criteri. Il tutto rispettando la privacy perchè ad essere profilata è l'informazione e non l'utente.
Penso che oggi ci siano tutti gli elementi per realizzare il motore di ricerca del prossimo decennio, il difficile sarà integrare tutti gli strumenti citati e soprattutto renderli fruibili dall'utente medio. Stiamo a vedere se le aziende del settore, oltre a farsi la guerra dei brevetti, saranno in grado di evolvere gli strumenti di ricerca o se sarà l'utente ad evolversi, e ad integrare il risultato dei diversi strumenti di ricerca per trovare le informazioni che cerca.
Ma quando la mole di dati, non ha un adeguato strumento di indicizzazione, il suo valore inizia decisamente a scendere. Questo perchè non lo si riesce a consultare velocemente, e più è vasta la quantità di dati tanto più si accentua il problema.
La soluzione a tale problema ce l'abbiamo sotto gli occhi da diverso tempo, se consideriamo Internet la nostra mole di dati ed i motori di ricerca il nostro strumento di indicizzazione. Ed ogni giorno vengono implemetate sempre nuove tecniche di indicizzazione, anche per cercare di combattere lo spam che inizia ad infestare questi strumenti, ma nonostante queste le nuove tecnologie, spesso per ricerche specifiche non si riesce a trovare il risultato voluto.
Una strada alternativa al semplice motore di ricerca è rappresentato dalle wiki, che per me rappresentano la naturale evoluzione delle vecchie directory di URL. In una Wiki viene riportata l'informazione, sintetica o complessa che sia, e una serie di link interni e/o esterni alla wiki, per approfondire l'informazione.
Rispetto al motore di ricerca, cosi come accadeva per le directory, il risultato della ricerca è più mirato ma con il grosso rischio di perdere elementi importanti alla nostra ricerca perchè non ancora indicizzati nella wiki stessa.
Infine ci sono i social network, che nati come strumento di comunicazione, oggi secondo me rappresentano l'integrazione tra i motori di ricerca tradizionali e le wiki. Le informazioni vengono indicizzate dagli utenti, permettendo una valutazione approfondita del contenuto ed inoltre vengono relazionate ad altre informazioni come in una wiki. Il social network rispetto ai motori di ricerca ed alle wiki, ha una prerogativa a cui molte aziende, sopratutto di marketing, ambiscono, la profilazione. Il social network per sua natura crea al suo interno dei gruppi di persone, ogni gruppo ha delle sua prerogative. C'è il gruppo a cui piace una squadra di calcio, che ha interessi per l'archeologia, etc. etc. In questo contesto le informazioni riportate da un gruppo, al di là dello spam, sono profilate. Quindi partecipando ad un gruppo di mio interesse, in automatico accedo alle informazioni indicizzate dallo stesso secondo i propri criteri. Il tutto rispettando la privacy perchè ad essere profilata è l'informazione e non l'utente.
Penso che oggi ci siano tutti gli elementi per realizzare il motore di ricerca del prossimo decennio, il difficile sarà integrare tutti gli strumenti citati e soprattutto renderli fruibili dall'utente medio. Stiamo a vedere se le aziende del settore, oltre a farsi la guerra dei brevetti, saranno in grado di evolvere gli strumenti di ricerca o se sarà l'utente ad evolversi, e ad integrare il risultato dei diversi strumenti di ricerca per trovare le informazioni che cerca.
Bimbo in arrivo: La notizia
Mi ricordo come se fosse ieri. Mia moglia si è sentita strana per tutta la giornata, quando quasi per gioco le proposi di fare il test di gravidanza.
Forse sarò io ma tutte le volte che sono andato in farmacia, se mi serviva un commesso mi guardava con aria da funerale mentre se era una commessa mi faceva un sorriso smagliante. Bah.
Comunque sono andato in farmacia, siamo andati a casa e mia moglie è andata in bagno per fare il test. Dopo alcuni minuti è uscita dicendo che era positivo.
Nonostante l'attendessi con anzia, la prima reazione è stata di paura. Dopo 15 minuti ho realizzato che sarei diventato padre. Dopo quel giorno mia moglie non poteva alzare nemmeno un bicchiere perchè intervenivo io.
La prima reazione è quella di diventare iperprotettivi verso le proprie compagne. All'inizio pùò piacere, ma col passare delle settimane rischiate di diventare troppo invadenti e di soffocarle.
Un consiglio, cercate di trattenervi ed intervenite solo quando serve. La cosa importante è che stiano tranquille perchè a sentire i medici i primi tre mesi sono quelli più importanti. Ma è anche vero che la natura sa il fatto suo, quindi a parte sollevare pesi troppo grandi o prendersi grossi spaventi la donna in gravidanza può fare di tutto.
Forse sarò io ma tutte le volte che sono andato in farmacia, se mi serviva un commesso mi guardava con aria da funerale mentre se era una commessa mi faceva un sorriso smagliante. Bah.
Comunque sono andato in farmacia, siamo andati a casa e mia moglie è andata in bagno per fare il test. Dopo alcuni minuti è uscita dicendo che era positivo.
Nonostante l'attendessi con anzia, la prima reazione è stata di paura. Dopo 15 minuti ho realizzato che sarei diventato padre. Dopo quel giorno mia moglie non poteva alzare nemmeno un bicchiere perchè intervenivo io.
La prima reazione è quella di diventare iperprotettivi verso le proprie compagne. All'inizio pùò piacere, ma col passare delle settimane rischiate di diventare troppo invadenti e di soffocarle.
Un consiglio, cercate di trattenervi ed intervenite solo quando serve. La cosa importante è che stiano tranquille perchè a sentire i medici i primi tre mesi sono quelli più importanti. Ma è anche vero che la natura sa il fatto suo, quindi a parte sollevare pesi troppo grandi o prendersi grossi spaventi la donna in gravidanza può fare di tutto.
Benvenuti in JCON
Ciao e benvenuto al mio blog.
Ho messo su questo blog, per cercare di restituire alla rete un po di quello che prendo ogni giorno per superare i piccoli grandi problemi del mio lavoro. Spero che torni utile.
Un saluto.
Jacovenzo
Ho messo su questo blog, per cercare di restituire alla rete un po di quello che prendo ogni giorno per superare i piccoli grandi problemi del mio lavoro. Spero che torni utile.
Un saluto.
Jacovenzo
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