Domenica e Lunedi si è vota per i referendum. Due quesiti referendari riguardano la "Privatizzazione dell'acqua". Per questi due quesiti è stata fatta una campagna elettorale enorme, a difesa di un principio fondamentale quale l'accesso ad un bene primario come l'acqua, principio che francamente fino ad oggi non ho mai visto in discussione.
Cercando di capire come votare, ho cercato, attraverso Internet, di documentarmi un pò sull'argomento. Spulciando tra i risultati del motore di ricerca, mi sono imbattuto in un dossier di Legambiente sul consumo di acqua imbottigliata, la cosiddetta "Acqua Minerale". Il dossier è molto interessante e lo potete consultare a questo indirizzo.
Praticamente dal dossier si evince come noi italiani facciamo un'uso abbondante dell'acqua imbottigliata, se confrontata con altri paesi europei, arrivandone a consumare, in media, 192 litri all'anno procapite. Ora considerando un fabbisogno medio di 3 litri d'acqua al giorno, per una persona media, significa che dei 1095 litri d'acqua che beviamo ogni giorno per poter vivere, circa il 17% lo acquistiamo in bottiglia.
Questa cosa mi ha dato da pensare perchè personalmente, almeno in ufficio consumo almeno 12 litri d'acqua a settimana. Considerando che la cassetta d'acqua la pago mediamente 3 euro, significa che un litro d'acqua mi costa circa 25 centesimi di euro. Cercando sempre su Internet ho scoperto che con questa cifra pago circa 500 litri di acqua di rubbinetto, significa che a me quel 17% di cui sopra in termini economici diventa 99%. Cioè i miei 192 litri annui di acqua minerale mi costano 48 euro, mentre gli altri 903 litri di rubbinetto mi costano solo 45 centesimi di euro.
La domanda mi nasce spontanea, se noi italiani preferiamo pagare di più l'acqua, perchè fare tutto questo casino per non far privatizzare la sua distribuzione? Per far guadagnare i soliti ignoti che pagano una miseria le concessioni e poi ci fanno pagare una cifra l'acqua?
Rifletteteci
domenica 12 giugno 2011
martedì 7 giugno 2011
Referendum del 12 e 13 giugno 2011
Il 12 ed il 13 di questo mese si terranno i referendum in cui il popolo italiano verrà chiamato ad esprimersi su 4 quesiti.
Inutile sottolineare che è obbligo morale e dovere civico di ogni uno di noi, di andare ad esprimere la nostra opinione in merito.
I quesiti come già detto sono quattro e sono abbrogativi, cioè gli italiani sono chiamati ad esprimere, con un "SI" l'eliminazione della legge a cui si riferisce il quesito referendario, con un "NO" il mantenimento della stessa.
Con la scheda di colore Rosso viene posta la prima domanda referendaria: "Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?"
Con il "SI" si decide di abbrogare le leggi indicate che permettono a soggetti privati, anche europei, la gestione e la distribuzione delle risorse idriche nazionali. Con il "NO" si decide di mantenere tali leggi e quindi "di privatizzare l'acqua".
Con la scheda di colore Giallo viene posta la seconda domanda referendaria: "Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?"
Con il "SI" si decide di abbrogare quella parte della legge sulla regolamentazione dei servizi idrici che permette ai privati di decidere le tariffe di distribuzione dell'acqua in logica di profitto. Con il "NO" di mantenerla.
Con la scheda di colore Grigio viene posta la terza domanda referendaria: "Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?"
Con il "SI" si decide di vietare la costruzione di centrali nuclare sul suolo italiano. Con il "NO" di decide di permetterne la costruzione.
Infine con la scheda di colore verde viene posto il quarto ed ultimo quesito referendario: "Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonchè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante “disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?"
Con il "SI" si decide di abbrogare la legge secondo cui il primo ministro e gli altri ministri possano non comparire in tribunale, in processi che li vede imputati. Con il "NO" si decide di lasciare questo privilegio.
L'importante non è cosa si decide di votare, ma che si voti consapevolmente, secondo coscenza e che si vada soprattutto a votare.
Inutile sottolineare che è obbligo morale e dovere civico di ogni uno di noi, di andare ad esprimere la nostra opinione in merito.
I quesiti come già detto sono quattro e sono abbrogativi, cioè gli italiani sono chiamati ad esprimere, con un "SI" l'eliminazione della legge a cui si riferisce il quesito referendario, con un "NO" il mantenimento della stessa.
Con la scheda di colore Rosso viene posta la prima domanda referendaria: "Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?"
Con il "SI" si decide di abbrogare le leggi indicate che permettono a soggetti privati, anche europei, la gestione e la distribuzione delle risorse idriche nazionali. Con il "NO" si decide di mantenere tali leggi e quindi "di privatizzare l'acqua".
Con la scheda di colore Giallo viene posta la seconda domanda referendaria: "Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?"
Con il "SI" si decide di abbrogare quella parte della legge sulla regolamentazione dei servizi idrici che permette ai privati di decidere le tariffe di distribuzione dell'acqua in logica di profitto. Con il "NO" di mantenerla.
Con la scheda di colore Grigio viene posta la terza domanda referendaria: "Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?"
Con il "SI" si decide di vietare la costruzione di centrali nuclare sul suolo italiano. Con il "NO" di decide di permetterne la costruzione.
Infine con la scheda di colore verde viene posto il quarto ed ultimo quesito referendario: "Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonchè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante “disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?"
Con il "SI" si decide di abbrogare la legge secondo cui il primo ministro e gli altri ministri possano non comparire in tribunale, in processi che li vede imputati. Con il "NO" si decide di lasciare questo privilegio.
L'importante non è cosa si decide di votare, ma che si voti consapevolmente, secondo coscenza e che si vada soprattutto a votare.
Organizzazione aziendale... Burocrazia fino a che punto?
Ieri ho letto su "Punto informatico", un articolo di Giuseppe Cubasia dal titolo "Programmatori di uomini", in cui si parlava dell'organizzazione dell'azienda media italiana.
Nell'articolo si paragonava l'azienda all'Enterprise, famosa astronave delle serie di Star Trek, e si citava, come esempio, la richiesta del capitano di modificare alcuni sistemi della nave per affrontare la prossima missione.
Il problema veniva affrontato ovviamente con l'approccio nostrano, e nell'esempio citatop dall'articolo alla fine il problema non veniva mai risolto perchè sostanzialmente, il team di ufficiali che doveva risolvere il problema, anzichè concentrarsi su di esso, si concentrava sulla ricerca di una soluzione "plebiscitaria" che anzichè risolvere il problema, si limitava a:
Questo articolo mi ha molto colpito perchè, per le esperienze che ho avuto, ci preso in pieno su quello che è il vero problema dell'azienda italiana. Nelle aziende del bel paese, a parte l'imprenditore che ci mette i soldi, nessun altro elemento dell'organico vuole rischiare. Tutti cercano di mantenere un'equilibrio statico al fine di mantenere privilegi personali, e qualsiasi elemento disturbatore di questo equilibrio viene visto come un nemico, da ostacolare a tutti i costi.
Personalmente è capitato, in un'azienda presso la quale ho lavorato, che durante la fase di analisi di un programma informatico, in mancanza di documentazione scritta, ho provveduto io stesso a redirigere una descrizione del processo di acquisizione clienti, secondo una logica, che ho visto applicare in tante aziende in cui ho lavorato.
Alla fine ho sottoposto ai colleghi il mio lavoro per dei commenti. Per loro la procedura era completamente sbagliata, Di scriverla loro non c'era verso, alla fine io ed una collega abbiamo riscritto l'intero documento, con tutti i se ed i ma del caso. Alla fine del lavoro ho capito il mio errore. Senza quei se e quei ma di cui sopra, probabilmente metà dell'amministrazione se ne sarebbe andata a casa perchè inutile, ed il mio errore è stato essere troppo logico nel pensare il processo e non condividere fin dal principio la mia relazione per far si che nessuno si sentisse minacciato.
A questo punto penso che il problema di competitività italiano non sia dovuto solo alla burocrazia fiscale, ma soprattutto alla burocrazia interna alle aziende, che limita l'intraprendenza del singolo per preservare i privilegi dei pochi.
"E l'imprenditore paga!!!"
Nell'articolo si paragonava l'azienda all'Enterprise, famosa astronave delle serie di Star Trek, e si citava, come esempio, la richiesta del capitano di modificare alcuni sistemi della nave per affrontare la prossima missione.
Il problema veniva affrontato ovviamente con l'approccio nostrano, e nell'esempio citatop dall'articolo alla fine il problema non veniva mai risolto perchè sostanzialmente, il team di ufficiali che doveva risolvere il problema, anzichè concentrarsi su di esso, si concentrava sulla ricerca di una soluzione "plebiscitaria" che anzichè risolvere il problema, si limitava a:
- dare al capitano l'impressione che tutti si prodigavano per risolvere il problema;
- trovare una soluzione al problema, che in caso di fallimento, non avrebbe avuto un responsabile;
- ostacolare qualsiasi decisione presa dal singolo perchè poteva mettere in cativa luce il gruppo.
Questo articolo mi ha molto colpito perchè, per le esperienze che ho avuto, ci preso in pieno su quello che è il vero problema dell'azienda italiana. Nelle aziende del bel paese, a parte l'imprenditore che ci mette i soldi, nessun altro elemento dell'organico vuole rischiare. Tutti cercano di mantenere un'equilibrio statico al fine di mantenere privilegi personali, e qualsiasi elemento disturbatore di questo equilibrio viene visto come un nemico, da ostacolare a tutti i costi.
Personalmente è capitato, in un'azienda presso la quale ho lavorato, che durante la fase di analisi di un programma informatico, in mancanza di documentazione scritta, ho provveduto io stesso a redirigere una descrizione del processo di acquisizione clienti, secondo una logica, che ho visto applicare in tante aziende in cui ho lavorato.
Alla fine ho sottoposto ai colleghi il mio lavoro per dei commenti. Per loro la procedura era completamente sbagliata, Di scriverla loro non c'era verso, alla fine io ed una collega abbiamo riscritto l'intero documento, con tutti i se ed i ma del caso. Alla fine del lavoro ho capito il mio errore. Senza quei se e quei ma di cui sopra, probabilmente metà dell'amministrazione se ne sarebbe andata a casa perchè inutile, ed il mio errore è stato essere troppo logico nel pensare il processo e non condividere fin dal principio la mia relazione per far si che nessuno si sentisse minacciato.
A questo punto penso che il problema di competitività italiano non sia dovuto solo alla burocrazia fiscale, ma soprattutto alla burocrazia interna alle aziende, che limita l'intraprendenza del singolo per preservare i privilegi dei pochi.
"E l'imprenditore paga!!!"
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