giovedì 17 marzo 2011
Nuovi link a webcam sparse per il mondo
Sono state aggiunti nuovi link alle webcam nel mondo, tra cui una webcam che inquadra la centrale nucleare di Fukushima in Giappone.
mercoledì 16 marzo 2011
Energia... quale strategia?
In questi giorni, il nostro pensiero ed il nostro cordoglio va alle vittime degli eventi occorsi in Giappone.
A margine del terremoto e dello tsunami, quello che sta tenendo il mondo in apprensione è il destino della centrale elettronuclare di Fukushima.
Questo evento ha aperto anche numerosi dibattiti in tutto il mondo, sulla possibilità di sfruttare le centrali nucleari, per produrre energia elettrica.
Sulla scia dell'emotività dell'evento anche io mi sono chiesto se il gioco vale la candela. Nel tentativo di documentarmi sull'argomento, ho scoperto, cosa che non sapevo, che ad oggi non esiste una tecnica o tecnologia capace di smaltire il combustibile esausto delle centrali. In pratica si abbandona il materiale di risulta in attesa che da solo diminuisca la propria radioattivita.
A questo punto la domanda che mi sono posto è "Dove vengono stoccati questi pericolosi materiali?". Bene, la risposta che ho trovato è che il materiale si lascia in depositi vicino alle centrali che le hanno prodotte, perchè al mondo non esiste un deposito abbastanza sicuro in cui stoccarle. Forse ne sarà completato uno in Svezia tra qualche anno, sempre se non verrà annullato il progetto cosi come avvenuto negli Stati Uniti per un'altro deposito.
Vero è che anche senza centrali nucleari, vengono prodotti ogni anno per altre applicazioni, scorie radioattive che hanno la stessa pericolosità di quelle prodotte da una centrale, e per il qualche comnque non è stata ancora trovata una soluzione definitiva.
A questo punto mi sono posto un'altra domanda: "Perchè nonostante i rischi oggettivi che comporta il nucleare, si continuano a costruire centrali invece di bandirle?". Il problema pare essere molto serio, e se ci pensate bene anche sotto i nostri occhi. Almeno in Italia, da circa 5-10 anni, i vari governi hanno avviato politiche di incentivazione sulla produzione di energia da fonti rinnovabili e sui risparmi energetici. Questo è dovuto al fatto che l'Italia ha una forte dipendenza energetica dai paesi esteri, e questa dipendenza non può far altro che aumentare visto che ogni anno la richiesta energetica aumenta costantemente.
I larga parte i nostri consumi energetici vengono soddisfatti col petrolio, ma per come si è messa la situazione nel Nord Adrica, la spesa energetica è destinata ad aumentare vertiginosamente. A questo punto, mettendo da parte la demagogia, le scelte sono due: o si riduce in maniera decisa il consumo energetico nazionale, o si va verso fonti di energia alternative in particolare il nucleare. Nella speranza però che i tempi di sviluppo delle centrali termonucleari, ovvero che sfruttino il principio della fusione degli atomi anzichè la fissione, accellerino. Ma per queste ultime, non si parla di produzione industriale prima di 30 anni.
Inoltre noi acquistiamo energia elettrica dai paesi nostri confinanti come la Francia, la Slovenia, la Svizzera, paesi che fanno largo uso dell'energia nucleare. E se in queste centrali si fosse un incidente come a quelle di Fukushima, gli effetti sul nostro paese sarebbero i medesi di quelli avuti su una centrale nucleare sul nostro territorio. A questo punto ci stiamo accollando i rischi ma senza averne benefici?
Speriamo solo che la nostra eccellenza nel campo della fisica riesca a trovare una soluzione che ci permetta di salvare capra (i nostri fabbisogni energetici) e cavolo (la nostra salute).
A margine del terremoto e dello tsunami, quello che sta tenendo il mondo in apprensione è il destino della centrale elettronuclare di Fukushima.
Questo evento ha aperto anche numerosi dibattiti in tutto il mondo, sulla possibilità di sfruttare le centrali nucleari, per produrre energia elettrica.
Sulla scia dell'emotività dell'evento anche io mi sono chiesto se il gioco vale la candela. Nel tentativo di documentarmi sull'argomento, ho scoperto, cosa che non sapevo, che ad oggi non esiste una tecnica o tecnologia capace di smaltire il combustibile esausto delle centrali. In pratica si abbandona il materiale di risulta in attesa che da solo diminuisca la propria radioattivita.
A questo punto la domanda che mi sono posto è "Dove vengono stoccati questi pericolosi materiali?". Bene, la risposta che ho trovato è che il materiale si lascia in depositi vicino alle centrali che le hanno prodotte, perchè al mondo non esiste un deposito abbastanza sicuro in cui stoccarle. Forse ne sarà completato uno in Svezia tra qualche anno, sempre se non verrà annullato il progetto cosi come avvenuto negli Stati Uniti per un'altro deposito.
Vero è che anche senza centrali nucleari, vengono prodotti ogni anno per altre applicazioni, scorie radioattive che hanno la stessa pericolosità di quelle prodotte da una centrale, e per il qualche comnque non è stata ancora trovata una soluzione definitiva.
A questo punto mi sono posto un'altra domanda: "Perchè nonostante i rischi oggettivi che comporta il nucleare, si continuano a costruire centrali invece di bandirle?". Il problema pare essere molto serio, e se ci pensate bene anche sotto i nostri occhi. Almeno in Italia, da circa 5-10 anni, i vari governi hanno avviato politiche di incentivazione sulla produzione di energia da fonti rinnovabili e sui risparmi energetici. Questo è dovuto al fatto che l'Italia ha una forte dipendenza energetica dai paesi esteri, e questa dipendenza non può far altro che aumentare visto che ogni anno la richiesta energetica aumenta costantemente.
I larga parte i nostri consumi energetici vengono soddisfatti col petrolio, ma per come si è messa la situazione nel Nord Adrica, la spesa energetica è destinata ad aumentare vertiginosamente. A questo punto, mettendo da parte la demagogia, le scelte sono due: o si riduce in maniera decisa il consumo energetico nazionale, o si va verso fonti di energia alternative in particolare il nucleare. Nella speranza però che i tempi di sviluppo delle centrali termonucleari, ovvero che sfruttino il principio della fusione degli atomi anzichè la fissione, accellerino. Ma per queste ultime, non si parla di produzione industriale prima di 30 anni.
Inoltre noi acquistiamo energia elettrica dai paesi nostri confinanti come la Francia, la Slovenia, la Svizzera, paesi che fanno largo uso dell'energia nucleare. E se in queste centrali si fosse un incidente come a quelle di Fukushima, gli effetti sul nostro paese sarebbero i medesi di quelli avuti su una centrale nucleare sul nostro territorio. A questo punto ci stiamo accollando i rischi ma senza averne benefici?
Speriamo solo che la nostra eccellenza nel campo della fisica riesca a trovare una soluzione che ci permetta di salvare capra (i nostri fabbisogni energetici) e cavolo (la nostra salute).
giovedì 3 marzo 2011
Sicurezza: I TCP Wrappers
Scrivere un demone sotto UNIX è molto facile grazie al demone inetd. In realtà inetd, che molto spesso viene chiamato superdemone, si fà carico di trasformare lo standard input e lo standard output in un socket di rete, occupandosi di tutta la gestione delle connessione. Non si hanno a disposizione tutte le feature della libreria socket, ma per lavori semplici va più che bene.
Il demone inetd per garantire un minimo di protezione può chiedere aiuto al TCP wrappers. In pratica il tcp wrapper è il programma che viene richiamato da inetd per gestire una determinata richiesta dalla rete. Il wrapper si occupa di verificare che la connessione provenga da IP autorizzati in basi alle configurazioni fatte.
Se la richiesta è fatta da un host autorizzato viene poi lanciato lo script vero e proprio che gestira il servizio, altrimenti la connesione viene chiusa.
Il wrapper si configura attraverso due file di testo: hosts.allow ed hosts.deny.
Nel primo inseriamo gli indirizzi che sono autorizzati ad accedere ad un determinato servizio, nel secondo quelli che invece non lo sono.
Entrambi i file hanno la stessa sintassi. Per ogni rigo viene indicato il nome del servizio terminato dai due punti, poi delimitato da spazi si indica l'elenco degli hosts o delle subnet a cui consentire o negare l'accesso in base al file che si stà editando.
Il nome del servizio lo recuperiamo dal primo campo della riga di configurazione del demone inetd. I possibili valori sono indicati nel file /etc/services a cui inetd fa riferimento. Esiste il servizio ALL che identifica tutti i servizi.
L'elenco degli hosts o delle subnet può essere sia un indirizzo IP che un hostname. Se l'hostname inizia col carattere di punto, il wrapper lo interpreta come un dominio completo,, quindi a tutte le macchine il cui indirizzo IP viene risolto inversamente con un hostname appartenente a quel dominio, viene consentito/negato l'accesso.
Infine possono essere indicate le subnet con la notazione indirizzo sottorete/subnet mask.
Anche per gli indirizzi esistono delle keyword particolari come ALL che identifica tutti gli host oppure local che identifica gli hostname locali come localhost.
Con le ultime innovazioni è possibile indicare anche il nome dell'utente del servizio chiamante, ma per queste configurazioni è meglio fare riferimento alla manpage del wrapper che utilizzate.
Ricordatevi sempre di iniziare a configurare i wrappers inserendo come prima riga del file hosts.deny ALL:ALL.
Infine vi consiglio sempre di configurare i file di wrappers, perchè anche se non utilizzate inetd o il wrapper tcpd, molti programmi usano i file hosts.allow e hosts.deny per configurare il loro wrapper interno, come ad esempio sendmail.
Il demone inetd per garantire un minimo di protezione può chiedere aiuto al TCP wrappers. In pratica il tcp wrapper è il programma che viene richiamato da inetd per gestire una determinata richiesta dalla rete. Il wrapper si occupa di verificare che la connessione provenga da IP autorizzati in basi alle configurazioni fatte.
Se la richiesta è fatta da un host autorizzato viene poi lanciato lo script vero e proprio che gestira il servizio, altrimenti la connesione viene chiusa.
Il wrapper si configura attraverso due file di testo: hosts.allow ed hosts.deny.
Nel primo inseriamo gli indirizzi che sono autorizzati ad accedere ad un determinato servizio, nel secondo quelli che invece non lo sono.
Entrambi i file hanno la stessa sintassi. Per ogni rigo viene indicato il nome del servizio terminato dai due punti, poi delimitato da spazi si indica l'elenco degli hosts o delle subnet a cui consentire o negare l'accesso in base al file che si stà editando.
Il nome del servizio lo recuperiamo dal primo campo della riga di configurazione del demone inetd. I possibili valori sono indicati nel file /etc/services a cui inetd fa riferimento. Esiste il servizio ALL che identifica tutti i servizi.
L'elenco degli hosts o delle subnet può essere sia un indirizzo IP che un hostname. Se l'hostname inizia col carattere di punto, il wrapper lo interpreta come un dominio completo,, quindi a tutte le macchine il cui indirizzo IP viene risolto inversamente con un hostname appartenente a quel dominio, viene consentito/negato l'accesso.
Infine possono essere indicate le subnet con la notazione indirizzo sottorete/subnet mask.
Anche per gli indirizzi esistono delle keyword particolari come ALL che identifica tutti gli host oppure local che identifica gli hostname locali come localhost.
Con le ultime innovazioni è possibile indicare anche il nome dell'utente del servizio chiamante, ma per queste configurazioni è meglio fare riferimento alla manpage del wrapper che utilizzate.
Ricordatevi sempre di iniziare a configurare i wrappers inserendo come prima riga del file hosts.deny ALL:ALL.
Infine vi consiglio sempre di configurare i file di wrappers, perchè anche se non utilizzate inetd o il wrapper tcpd, molti programmi usano i file hosts.allow e hosts.deny per configurare il loro wrapper interno, come ad esempio sendmail.
Iscriviti a:
Post (Atom)