In questi giorni, il nostro pensiero ed il nostro cordoglio va alle vittime degli eventi occorsi in Giappone.
A margine del terremoto e dello tsunami, quello che sta tenendo il mondo in apprensione è il destino della centrale elettronuclare di Fukushima.
Questo evento ha aperto anche numerosi dibattiti in tutto il mondo, sulla possibilità di sfruttare le centrali nucleari, per produrre energia elettrica.
Sulla scia dell'emotività dell'evento anche io mi sono chiesto se il gioco vale la candela. Nel tentativo di documentarmi sull'argomento, ho scoperto, cosa che non sapevo, che ad oggi non esiste una tecnica o tecnologia capace di smaltire il combustibile esausto delle centrali. In pratica si abbandona il materiale di risulta in attesa che da solo diminuisca la propria radioattivita.
A questo punto la domanda che mi sono posto è "Dove vengono stoccati questi pericolosi materiali?". Bene, la risposta che ho trovato è che il materiale si lascia in depositi vicino alle centrali che le hanno prodotte, perchè al mondo non esiste un deposito abbastanza sicuro in cui stoccarle. Forse ne sarà completato uno in Svezia tra qualche anno, sempre se non verrà annullato il progetto cosi come avvenuto negli Stati Uniti per un'altro deposito.
Vero è che anche senza centrali nucleari, vengono prodotti ogni anno per altre applicazioni, scorie radioattive che hanno la stessa pericolosità di quelle prodotte da una centrale, e per il qualche comnque non è stata ancora trovata una soluzione definitiva.
A questo punto mi sono posto un'altra domanda: "Perchè nonostante i rischi oggettivi che comporta il nucleare, si continuano a costruire centrali invece di bandirle?". Il problema pare essere molto serio, e se ci pensate bene anche sotto i nostri occhi. Almeno in Italia, da circa 5-10 anni, i vari governi hanno avviato politiche di incentivazione sulla produzione di energia da fonti rinnovabili e sui risparmi energetici. Questo è dovuto al fatto che l'Italia ha una forte dipendenza energetica dai paesi esteri, e questa dipendenza non può far altro che aumentare visto che ogni anno la richiesta energetica aumenta costantemente.
I larga parte i nostri consumi energetici vengono soddisfatti col petrolio, ma per come si è messa la situazione nel Nord Adrica, la spesa energetica è destinata ad aumentare vertiginosamente. A questo punto, mettendo da parte la demagogia, le scelte sono due: o si riduce in maniera decisa il consumo energetico nazionale, o si va verso fonti di energia alternative in particolare il nucleare. Nella speranza però che i tempi di sviluppo delle centrali termonucleari, ovvero che sfruttino il principio della fusione degli atomi anzichè la fissione, accellerino. Ma per queste ultime, non si parla di produzione industriale prima di 30 anni.
Inoltre noi acquistiamo energia elettrica dai paesi nostri confinanti come la Francia, la Slovenia, la Svizzera, paesi che fanno largo uso dell'energia nucleare. E se in queste centrali si fosse un incidente come a quelle di Fukushima, gli effetti sul nostro paese sarebbero i medesi di quelli avuti su una centrale nucleare sul nostro territorio. A questo punto ci stiamo accollando i rischi ma senza averne benefici?
Speriamo solo che la nostra eccellenza nel campo della fisica riesca a trovare una soluzione che ci permetta di salvare capra (i nostri fabbisogni energetici) e cavolo (la nostra salute).
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